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Puglia da scoprire: Galatina

A pochi chilometri da Lecce, nel mezzo della pianura salentina, si trova il paese di Galatina.

Non grandissima, ma con un ricco patrimonio architettonico tanto da essere  nominata da una nota rivista americana come meta imperdibile durante una vacanza in Puglia.

Ed è a Galatina che domenica ho voluto trascorrere il pomeriggio dopo aver percorso circa 50 km in macchina dal mio paese.

E’ stato semplice arrivare in centro, parcheggiare ed iniziare la nostra passeggiata verso il borgo storico al quale si può accedere o dalla porta San Pietro  o dalla piazza antistante la chiesa  di San Pietro e Paolo in stile barocco e realizzata in pietra leccese .

Al suo interno vi sono affreschi che narrano episodi di  vita di S.Pietro.

In realtà di porte d’accesso ve ne sono altre due,  Porta Luce e Porta Capuccini e furono costruite in quanto Galatina, sotto il domino di Raimondo (detto Raimondello) Orsini Del Balzo, fu cinta da mura.

 

 

Galatina ebbe un periodi di ricchezza ed espansione tanto che nel 1400 divenne uno dei maggiori centri del territorio.

Questa sua ricchezza la si può constatare  ammirando nel centro storico i palazzi  con fregi in pietra e cortile centrale.

 

Ma la verità è che son venuta qui per ammirare la cattedrale di Santa Caterina d’Alessandria, oggi Monumento Nazionale, e che per la vastità degli affreschi,  è seconda solo alla Basilica di San Francesco d’Assisi.

In stile romanico esternamente e gotico all’interno è un capolavoro indescrivibile. I dipinti furono  realizzati da  artisti di scuola giottesca e rappresentano l’Apocalisse e la Genesi.

Dal blu cobalto, senape al verde smeraldo è di una magnificenza unica.

 

Dalla cattedrale si ritorna quasi a concludere un cerchio in Piazza San Pietro  e passeggiando lungo Via Vittorio Emanuele II  si può ammirare la torre dell’orologio edificata nel 1861 dopo l’Unità d’Italia, dedicata a Vittorio Emanuele II, ed ora sede dell’ufficio turistico.

 

 

Nei bar si ascolta taranta, quel suono magico dei tamburelli che rappresentano il salento e che fanno da complemento a tutto questo.

Non c’è salento senza la pietra gialla leccese,  non c’è salento senza il barocco che ricama le facciate delle chiese e dei palazzi, non c’è salento senza il cielo blu, non c’è salento senza taranta, non c’è salento senza il pasticciotto che pare affondi qui le sue origini.

 

Ed è anche qui che è nata la pizzica  ill  ballo  collegato al morso della Taranta.

Il 28 29 e 30 giugno di ogni anno, durante la  festa di San Pietro e Paolo, si svolge il tradizionale rito delle tarantolate.

La storia della pizzica narra:

le “tarantate“, dopo essere state morse dairagni, entravano in uno stato di confusione e agitazione o piombavano nella depressione, dal cui torpore si destavano solo al suono di una musica che le costringeva a ballare convulsamente, rotolandosi e contorcendosi per terra, arrampicandosi sui muri.

Con “la pizzica”, mimando la danza della taranta, nella quale si identificavano per portarla allo sfinimento e alla morte, le donne, perdendo la propria identità, si potevano liberare dal veleno e guarire dal morso.
Per liberare le tarantate dalla possessione demoniaca, i musicisti-terapeuti facevano ronda attorno alla vittima aggressiva ed isterica e impiegavano ore e ore per portare a termine il rituale, che si concludeva con la morte simbolica della taranta a la rinascita a nuova vita della donna.

L’esorcismo, quindi, si concludeva con il pellegrinaggio a Galatina, dove davanti alla chiesetta di San Paolo il rituale si ripeteva, richiamando folle di curiosi.
Ancora oggi questo rituale, anche se solo per rappresentazione coreografica, si ripete al ritmo dei tamburelli e la giovane che si dimena altro non fa che sentirsi coinvolta e avvolta dal suono così ripetitivo e frastornante da farla impazzire e successivamente cadere a terra per sfinimento.

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